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Grandi Speranze

Grandi Speranze

grandi speranzeGrandi Speranze

di Charles Dickens

Con l’Inghilterra del diciannovesimo secolo a fare da sfondo, “Grandi speranze” è un libro appartenente al genere dei romanzi di “formazione“, che seguono le vicende del protagonista in un arco temporale sufficiente ad evidenziarne la maturazione caratteriale.

In questo caso Pip, il protagonista narratore di questo capolavoro di Charles Dickens, ci conduce per mano attraverso la sua adolescenza, orfana di genitori ed aspettative, fino alla maggiore età in cui inevitabilmente dovrà fare i conti con le “grandi speranze” di diventare un gentiluomo e la cruda realtà di una società che non brilla certo per la difesa dei soggetti più deboli. 

Evitando di’inoltrarmi nella trama del racconto (in rete ne esistono a dozzine), voglio soffermarmi sull’autore, uno dei più apprezzati e riconosciuti dell’intero panorama letterario.

Il primo motivo di interesse è sicuramente l’ambientazione. Ogni scena in cui si svolge la narrazione viene descritta, così come farebbe un bravo impressionista, con un uso sapiente di pennellate precise e leggere, che contestualizzano immediatamente il racconto senza eccedere in manierismi stilistici che ne potrebbero diluire la storia.

Mirabili le descrizioni delle nebbiose campagne intorno alla foce del Tamigi, tra paludi infinite e campi ventosi; così come i fondali di disparità sociale quasi necessariamente ignorata da una capitale londinese completamente assorta nelle sue attività commerciali marinare e nella sue pratiche forensi

Non a caso, Tomasi di Lampedusa ha descritto Charles Dickens come un “creatore di mondi“.

Ma la sua abilità nella rappresentazione quasi tridimensionale dei paesaggi è seconda solamente alla conoscenza dell’animo umano, che è il secondo motivo di interesse.

Così come in altre sue brillanti storie come David Copperfield, Oliver Twist, Canto di Natale o Tempi difficili, Charles Dickens si rivela un abile scrutatore dell’animo umano e delle sue infinite debolezze.

Nella fattispecie, Pip (personaggio in parte mutuato dalla biografia dell’autore) si abbandona spesso a riflessioni, non prive di sana ironia e sagacità, riguardanti il nostro egoismo a scapito degli altri, i continui errori malgrado i buoni propositi, la continua lotta tra i nostri sogni e la realtà, in una sorta di travaglio interiore in cui il filo comune è la morale che dovrebbe permeare la nostra esistenza, a ricordarci sempre che i veri valori sono l’amore incondizionato e l’amicizia.

In questo senso, i suoi racconti sono come dei fiumi in cui ci si può immergere e lasciarsi trasportare piacevolmente dalla sua corrente. E come ogni corso d’acqua che si rispetti, durante il suo tragitto risiedono, quà e là, delle insenature che ci invitano a fermare momentaneamente la nostra corsa e riflettere sul percorso appena compiuto.

In particolare, io mi sono soffermato in alcune di queste sacche…:

se non riesci a essere straordinario seguendo la via diritta, non ce la farai mai seguendo quella storta…”

Il cielo sa che non dovremmo mai vergognarci delle nostre lacrime, perché sono pioggia sulla polvere accecante della terra che ricopre i nostri cuori induriti…”

Tutti gli imbroglioni della Terra messi insieme sono nulla in confronto a coloro che ingannano sé stessi, e con tali pretesti io ingannavo me stesso. Cosa davvero bizzarra. Che io prendessi innocentemente per buona una mezza corona falsa, coniata da qualcun altro, è abbastanza comprensibile; ma che prendessi coscientemente per vera la moneta falsa forgiata da me stesso!”

“…un’opportunità non verrà mai da te, ma sei tu che devi andare a cercarla…”

“… Non giudichi mai nulla per quello che sembra; giudichi tutto a seconda delle prove. Non esiste regola migliore.”

“…Dopo che ero rimasto sveglio per un po’, cominciarono a rendersi udibili quelle straordinarie voci di cui il silenzio pullula. L’armadio bisbigliò, il cammino sospirò, il piccolo lavabo ticchettò, e nel cassettone vibrava ogni tanto una corda di chitarra…”

Ah, suppongo di pensarlo, caro ragazzo. Sarebbe difficile essere più tranquilli e sereni di quanto lo siamo ora. Ma… è questo scorrere così dolce e piacevole sull’acqua che me lo fa pensare… proprio ora, mentre fumavo, stavo pensando che non possiamo scorgere il fondo delle prossime ore più di quanto possiamo scorgere il fondo di questo fiume in cui metto la mano. E neppure possiamo fermare il loro fluire più di quanto io possa fermare il fluire di questa corrente. Mi scorre tra le dita ed è già andata, vedi!

A dispetto di più di 150 anni dalla sua stesura originale, “Grandi Speranze” è un romanzo attuale e godibilissimo, almeno dal punto di vista delle tematiche.

Probabilmente perché “parla” una lingua senza tempo.

Piccola nota cinematografica: la storia è stata portata sul grande schermo nel 1946 (diretto da David Lean) e recentemente nel 2012 (regia di Mike Newell).

Luciano Triolo

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