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Kitchen

kitchenKitchen

di Banana Yoshimoto

Banana Yoshimoto non è uno degli autori che amo di più.

So che la premessa non è delle migliori, ma si tratta solo di un’apparente contraddizione. D’altronde emulo proprio la scrittrice giapponese che, in questo libro, con il suo stile semplice e scorrevole, simula una scrittura superficiale nel trattare dei temi per nulla ordinari.

E in questo è unica.

Ho letto “kitchen” tanti (forse troppi) anni fa, esattamente nel 1991, in occasione della prima traduzione mondiale, incredibile a dirsi, in italiano.

Ricordo che mi colpì molto questa sua capacità di parlare di temi decisamente singolari con una naturalezza tale da rendere la storia assolutamente plausibile.

Mi colpì a tal punto che negli anni successivi comprai regolarmente i suoi libri appena venivano sfornati. I vari “N.P.“, “Lucertola“, “Amrita“, hanno costituito per me dei piacevoli appuntamenti che mi restituivano un’immagine ed un mondo così lontani dal mio da venirne paradossalmente attratto.

Alcuni temi in particolare, con quelle sue prime avventure letterarie, venivano toccati con un insistenza già marcata: la paura della solitudine, le inquietudini giovanili, il suicidio, la diversità, il trascendentale…

Ho ripreso in mano il libro, oggi.

Mentre navigavo in rete, infatti, sono stato colpito dalla notizia del suo compleanno. Sia chiaro, non condividiamo la data di nascita, ma siamo quasi coetanei. E ho riflettuto sui motivi della mia passione iniziale… Da un lato c’era la giovane Yoshimoto con le sue prime esperienze narrative e dall’altro c’ero io, con le mie prime esperienze da lettore consapevole, convinto che quei messaggi erano rivolti a persone come me.

Inevitabile quindi sentirsi legato a quel modo di raccontare. A quella sensibilità disarmante.

Poi, dopo diversi anni, le nostre “strade” si sono divise.

La sua scrittura si è evoluta. E la mia lettura, anche. Non parlo naturalmente di strade migliori o peggiori. Semplicemente diverse.

Eppure conservo sempre delle buone “sensazioni” ed un’interessante lezione: che si può imparare da tutti. L’importante è non avere degli atteggiamenti prevenuti, che potrebbero precluderci la possibilità di acquisire degli utili insegnamenti. Delle frasi sui cui riflettere

Ne approfitto quindi per riportarne alcune (tutte estratte da “Kitchen”), così da rinfrescare anche la mia memoria inciampante:

Nel flusso indefinito del tempo e degli stati d’animo, gran parte della storia è incisa nei sensi. E cose di nessuna importanza, insostituibili, ritornano così all’improvviso, in un caffè d’inverno“.

Conquistare e crescere: credo che in queste due azioni sia scritta la storia spirituale di ognuno, con tutte le sue speranze e potenzialità. Ci sono tanti amici, tante persone che conosco che vanno sempre più avanti, lottando con la vita di ogni giorno come sanno, con impeto o con dolcezza“.

I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre, pulsando dolorosamente insieme al tempo che passa“.

Felicità è anche non accorgersi che in realtà si è soli“.

Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo“.

Luciano Triolo

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