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La morte a Venezia

morte a veneziaLa morte a Venezia

Thomas Mann

“La morte a Venezia” è un racconto intrigante, vecchio di un secolo ma mai così attuale come adesso. Potenza della grande letteratura e della straordinaria penna di Thomas Mann.

Sullo sfondo della Serenissima, minacciata dai primi focolai di un’epidemia di colera (resa ancora più minacciosa da un’estate torrida ed afosa), il celebre scrittore Gustav Aschenbach, giunto all’età di cinquant’anni dopo una vita concentrata fedelmente sulla sua produzione letteraria ed ai suoi canoni rigidamente classici, decide di concedersi una vacanza sul litorale veneziano. 

La disarmante irruzione nel Lido, e nei suoi schemi abitudinari, di un ragazzo polacco, Tadzio, rampollo di un’agiata famigliola anch’essa in vacanza, finisce per mettere in crisi lo scrittore.

L’evidente fascino del giovane, infatti, è il pretesto per riflettere sul concetto di bellezza inteso come pura rappresentazione della natura e sugli inutili tentativi di poterla descrivere a parole, non rimanendo altro quindi che coglierla oppure, come nel suo caso, di limitarsi impotenti a subirla.

Le riflessioni dello scrittore, inoltre, partendo dall’estetica e relative rappresentazioni artistiche, si incrociano con i moti della sua anima, lungamente votata al sacrificio di regole autoimposte, che evidenziano sentimenti contrastanti e un palese disagio verso questo suo iniziale decadimento, sia fisico che morale.

Da un piano meramente estetico quindi si passa ad uno molto più personale, fatto di lunghe introspezioni in cui a tratti emerge anche la vergogna per un sentimento quasi contro natura, tanto che all’epoca destò non poco scalpore scrivere così liberamente in materia di omosessualità.

Ma la cifra stilistica di Mann è refrattaria a qualsiasi tematica potenzialmente compromettente. Alla fine si tratta di argomenti vecchi come il mondo e che, ne “La morte a Venezia”, vengono comunque avvicinati con sensibilità e scevri da qualsiasi componente volgare.

In questo senso si inserisce nel racconto il riferimento al dialogo tra Socrate e Fedro, all’ombra di un vecchio platano, in cui il grande filosofo greco istruisce il suo giovane – e bello – discepolo sui desideri e le virtù.

All’inizio dicevo dell’attualità del romanzo. Oggi come allora assistiamo infatti alla continua crisi ed alla dissoluzione di una cultura in cui continuano a mancare punti di riferimento e in cui tutto è giustificabile da punti di vista fin troppo personali ed egoistici, che sfociano spesso in atteggiamenti autolesionisti.

In questo senso, “La morte a Venezia” è una strada di non ritorno, che dovrebbe invitare a riflettere.
In fondo i libri servono anche a questo…

Luciano Triolo

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