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Splendore

Splendore

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Margaret Mazzantini

” …e mi disse non guardare nel buio, guarda me, guarda questo splendore”

Splendore” è la storia di Guido e Costantino, che attraversano insieme, ma al tempo stesso lontani, l’infanzia, l’adolescenza fino ad arrivare all’età adulta. Diversi per classe sociale, diversi per carattere, tracceranno il loro rapporto su binari paralleli, le loro vite, la loro crescita, in un continuo oscillare tra amore e odio,  vergogna e pentimento, istinto e rifiuto.

Vicini e lontani, ma di una separazione temporale, fisica e affettiva che non sarà mai definitiva, si perdono comprendendo di essersi ritrovati e si ritrovano quando hanno capito di essersi già persi. 

Non bisogna aspettarsi da questo romanzo una semplicistica ricerca della propria identità sessuale, ma una ricerca più profonda, essenziale e tortuosa al contempo: la ricerca, spesso inconsapevole, per comprendere davvero cosa si vuol “sentire” prima di capire cosa si vuol essere, qual è la propria “natura”, la propria anima, prima di riconoscere la propria immagine riflessa.

La voce narrante del protagonista, Guido, lascia trasparire soprattutto una mancanza da colmare, una tristezza dolorosa, anzi forse la triste, rabbiosa e paradossale, distruttiva e costruttiva, comprensione di se stesso. Le parole diventano come una lunga autoanalisi, che crea mille insenature, che si nutre di sconfitte e dolcezze, di ciò che significa mancanza, presenza, condivisione, di ciò che significa amare oltre l’inganno dell’uomo, dentro l’abbraccio della Natura che fa’ e disfa le regole a suo piacimento, di parole e pensieri che si riversano nelle viscere e scavano, tirando fuori il peggio di noi, ma facendo anche riemergere lo splendore assoluto quando tutto sembra perso, indecifrabile, vuoto.

La Mazzantini si addentra nei luoghi meno esplorati dell’amore, cercando di catturarne la bellezza al di sopra di ogni preconcetto o giudizio, lasciando a volte spossati, disorientati, ma anche stupiti di tanta luce. Cos’è lo splendore se non la bellezza della diversità?

In fondo, la Natura stessa è diversità che distrugge e crea.

 “E davvero accadde, e fu contro natura, e davvero vorrei sapere cos’è la natura, quell’insieme di alberi e stelle, di sussulti terrestri, di limpide acque, quel genio che ti abita, che ti porta a fronteggiare a mani nude le tue stesse mani e tutte le forze del mondo. Allora fu natura, la nostra natura che esplose e trovò l’espressione più dolce e benevola.”

Pamela Cicala

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