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Uno nessuno e centomila

Uno nessuno e centomila

Uno_nessuno_e_centomila_coverUno nessuno e centomila

di Luigi Pirandello

Va detto subito, a scanso di equivoci, che il libro “Uno nessuno e centomila” di Luigi Pirandello rappresenta (almeno, per me) un autentico capolavoro.

Va detto parimenti che certe opere andrebbero lette in età matura, per non correre il rischio di rimanere relegate in quell’ambito scolastico in cui, normalmente, vengono affrontate senza il dovuto approfondimento che le esigenze della programmazione didattica e, soprattutto, la giusta propensione degli studenti, impone.

In questo senso, la predisposizione del lettore andrebbe a bilanciare la maturazione stessa dell’autore. Come noto, infatti, “Uno nessuno e centomila” ha avuto una lunga gestazione ed è stato pubblicato come l’ultimo dei romanzi – anche se la categoria ne limita la portata – quasi a rappresentare la summa stessa del pensiero Pirandelliano.

Il tema centrale è naturalmente quello della molteplice “verità” legata alla moltitudine delle persone coinvolte. Ognuno di noi ha una sua personalissima visione delle persone con cui interagisce (incluso sé stesso), che non coinciderà mai con quella degli altri.

Per tutta una serie di motivi (comodità, convinzioni, sottomissione, facciate sociali, compromessi) o più semplicemente per l’educazione che si erge spesso come ultimo baluardo ad evitare penose diatribe verbali, si può rimanere intrappolati all’interno di personaggi scomodi e purtroppo assai lontani da ciò che noi siamo o crediamo di essere.

In “Uno nessuno e centomila”, Luigi Pirandello parte da un semplice pretesto, rappresentato da un lieve difetto fisico del protagonista rilevato dalla moglie, per intraprendere un lucido viaggio d’introspezione le cui digressioni culminano spesso in vere e proprie perle di saggezza su realtà ed illusione, forma e sostanza, vita e morte… in breve, su tutti gli inganni che la nostra mente elabora per illuderci che ogni cosa possa essere schematizzata in facili dicotomie, così da rendere più sopportabile la nostra esperienza quotidiana.

In linea con le nostre comode abitudini, potremmo definire “Uno nessuno e centomila” un romanzo psicologico; ma se volessimo prendere insegnamento dal suo contenuto, dovremmo lasciarlo libero da qualsiasi genere e tipologia, cercando invece di sfruttarne le riflessioni per imparare a conoscerci meglio e, di conseguenza, provare a farlo anche con le persone che ci stanno intorno.

A seguire, alcuni passaggi veramente illuminanti:

La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita.

Che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci, non ci siamo intesi affatto.

Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.

Ogni realtà è un inganno.

Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire.

Io mi costruisco di continuo e vi costruisco, e voi fate altrettanto. E la costruzione dura finché non si sgretoli il materiale dei nostri sentimenti e finché duri il cemento della nostra volontà. E perché credete che vi si raccomandi tanto la fermezza della volontà e la costanza dei sentimenti? Basta che quella vacilli un poco, e che questi si alterino d’un punto o cangino minimamente, e addio realtà nostra! Ci accorgiamo subito che non era altro che una nostra illusione.

Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma. Ma che conoscenza può essere? E forse questa forma la cosa stessa? Sí, tanto per me, quanto per voi; ma non cosí per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi, né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo.

Inevitabile la considerazione finale: “Uno nessuno e centomila” è un libro imperdibile e assolutamente da leggere.

Luciano Triolo

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