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“E venia da’ campi che di Cerri sentia”

CerriE venia da’ campi che di Cerri sentia
Franco Cerri Quartet

Franco Cerri è il Signore per antonomasia del jazz italiano. Un musicista che non ha mai approfittato della sua popolarità tenendo sempre fede all’immagine di jazzista a tutto tondo. In oltre sessant’anni di onorata carriera, Cerri ha suonato accanto a illustri jazzmen d’oltre Atlantico, ad iniziare dal collega di strumento Barney Kessell, una delle sue principali fonti di ispirazione, per proseguire con Dizzy Gillespie, Bud Shank, Gerry Mulligan, Jim Hall, altro chitarrista di infinita classe, Phil Woods, Modern Jazz Quartet e numerosi altri. Esperienze che hanno arricchito il suo bagaglio espressivo e di cui ha fatto inevitabilmente tesoro.

A 88 anni suonati – è proprio il caso di dirlo – l’inossidabile musicista milanese continua a esprimersi a livelli elevati, circondandosi di collaboratori molto più giovani di lui ma ben sintonizzati sulla lunghezza d’onda di una musica senza tempo, suonata sempre con gran gusto. È il caso di Alberto Gurrisi (organo Hammond), Mattia Magatelli (contrabbasso) e Riccardo Tosi (batteria) che affiancano Cerri in E venia da’ campi che di Cerri sentia, album registrato il 29 e 30 maggio 2008 e patrocinato dal festival “Serravalle Outlet in Jazz”, che da anni si svolge a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria.

Il titolo del CD, pubblicato dalla Red Records, è una reminescenza scolastica con la quale il suo protagonista si è divertito a giocare. Una citazione poetica, molto musicale, legata a tradizioni che sanno di collina, montagna, pianura. E venia da’ campi che di Cerri sentia,è un viaggio musicale che parte dalla città natale di Franco Cerri per tracciare un ideale percorso che copre l’intero arco di un excursus artistico che ha dello straordinario.

Nel CD figurano due composizioni del suo stesso artefice, la title track e S.O.S., dedicata all’amico compositore Franco Donatoni. E poi ci sono immortali standard come il gershwiniano But Not For Me, The Days of Wine And Roses di Henry Mancini e It Could Happen To You. E a rendere stimolante la scaletta ci sono anche omaggi alla musica brasiliana (il celeberrimo Brasil) e importanti recuperi della tradizione afro-americana (When The Saints Go Marchin’ In).

E venia da’ campi che di Cerri sentiaè un album godibilissimo dall’inizio alla fine, un concentrato di finissima musicalità degno di un Maestro del jazz italiano, ma non solo. Un vero e proprio autoritratto d’artista destinato sia a coloro che seguono da tempo le vicende musicali di Franco Cerri sia agli appassionati di jazz più giovani.

Giuseppe Candiano

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